Ci sono momenti in cui il lavoro non procede per capitoli, ma per stagioni.
Non nascono da un progetto unitario, né da una volontà di cambiamento dichiarata. Arrivano quando qualcosa, dentro, si sposta.
Le opere che seguono non raccontano una storia lineare. Sono attraversamenti. Ogni scultura segna un passaggio, un modo diverso di stare nel mondo, di guardare, di resistere, di scegliere.
Psyche, Don Chisciotte, L’Arciere, Dance, Maternità, Il Coq de Beppe, Sophie, Bamboo non sono tappe ordinate, ma momenti di verità.
In ciascuna di esse il lavoro cambia postura, come accade nelle stagioni: senza annuncio, senza ritorno.