Dopo questi passaggi, il lavoro esce dallo spazio intimo e incontra il mondo.
Le opere pubbliche nascono da questa necessità: portare la forma fuori, nello spazio attraversato da tutti. Non come affermazione, ma come presenza.
In questi interventi la scultura non appartiene più soltanto a chi l’ha creata. Deve confrontarsi con un luogo, con una storia, con persone che non l’hanno scelta, ma la incontrano.
Qui il tempo si dilata, la responsabilità cresce, e la forma è chiamata a durare.
Le opere che seguono nascono da questo confronto: tra visione e spazio, tra gesto e comunità, tra materia e memoria.