Il luogo

Quanto conta il luogo nel tuo percorso?

Nel 1980 lascio Carrara per andare a Parigi. Non è stata una scelta facile. Avevo una moglie e due figlie piccole e davanti non c’era una strada tracciata, ma solo un’intuizione forte: la necessità di spostarmi, di mettermi in gioco altrove.

Carrara era la materia, l’origine, gli studi, la polvere di marmo respirata ogni giorno. Era il punto di partenza.

Parigi era un’incognita, ma anche un’apertura. È diventata il luogo del confronto: umano, artistico, quotidiano.

Il trasferimento non è stato solo geografico. È stato un cambiamento fatto di adattamento, di responsabilità, di momenti difficili e di scelte.

Cambiare luogo ha significato anche cambiare sguardo. A Parigi non ero più solo con la mia formazione, ma immerso in una comunità più ampia: artisti italiani e francesi, dialoghi, differenze, confronti quotidiani.

Gli incontri non sono arrivati come eventi eccezionali, ma come una presenza costante, capace di mettere in discussione certezze e di aprire nuove domande.

Parigi, con l'amico pittore Baghori Parigi, con l’amico pittore George Bahgoury