La necessità

Perché, a un certo punto, non potevi fare altro?

Non è stata una scelta. Si è imposta come una necessità.

Una necessità di riconciliazione con il mondo esteriore. Con il corpo, con la presenza, con una forma che potesse stare davanti agli altri senza doversi spiegare.

Non cercavo immagini, ma presenze. Qualcosa che avesse peso, che chiedesse tempo, che non avesse bisogno di traduzioni scritte o orali, ma che trasmettesse emozioni. Qualcosa che parlasse all’anima, non alla mente.

In quel momento la creazione è tornata a essere un atto semplice e insieme responsabile. La scultura è diventata il luogo in cui tenere insieme ciò che sentivo e ciò che potevo offrire al mondo.

Roberto Tagliazucchi in laboratorio

Roberto Tagliazucchi, in laboratorio