Don Chisciotte nasce in un momento di crisi. Non una crisi formale, ma interiore.
Mi sentivo fuori tempo, fuori asse. Continuavo a creare, ma avevo la sensazione di combattere contro qualcosa che non aveva più un volto preciso. Come lui, avanzavo con ostinazione, anche sapendo che il mondo non mi avrebbe dato ragione.
La figura è allungata, scavata, esposta. Non c’è eroismo, non c’è trionfo. C’è resistenza.
Resistere significa restare in piedi anche quando il senso non è evidente, quando l’equilibrio è precario.
Il titolo non è gratuito. È così che mi sentivo: determinato, forse testardo, certamente vulnerabile. Don Chisciotte è il ponte tra un prima e un dopo, tra ciò che stava finendo e ciò che ancora non aveva forma.