Dopo Don Chisciotte, il gesto cambia. Non è più resistenza, ma attenzione.
L’Arciere nasce da un’esigenza diversa: non opporsi, ma scegliere una direzione. La tensione non è più contro qualcosa, ma verso un punto lontano.
Il cavallo e il cavaliere sono inscritti in una struttura che li tiene insieme, come se il movimento fosse già contenuto nella forma. Non c’è slancio impulsivo, ma concentrazione.
In questa scultura ho cercato un equilibrio tra forza e misura. Il bersaglio non è visibile, ma è presente: è ciò che orienta il gesto, anche quando non si vede.
L’Arciere segna per me un momento di chiarezza: quando la forma smette di interrogarsi e comincia ad assumersi una responsabilità.