Oppure può nascere da una visione, quasi da un lampo.
Una piccola chiesa sconsacrata. Un’esposizione improvvisata in banlieue parigina. La luce in controluce che tagliava lo spazio.
E lei, Sophie.
In mezzo a quello spazio, senza enfasi, una presenza che teneva tutto insieme. Non per ciò che mostrava, ma per ciò che lasciava intuire.
La mia scultura non cerca di raccontare, ma di restituire quell’attimo sospeso in cui luce, spazio e presenza coincidono.
Così Sophie è diventata una figura silenziosa, nata da un controcampo, da ciò che si vede solo per un istante e poi continua a tornare.